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IL MISTERO DEL PANE SPEZZATO

…….Sulla soglia dei giorni santi

E ci risiamo. Un’altra volta. Siamo ancora qui sulla soglia che dischiude i giorni che rivelano e ricordano a noi i misteri centrali della nostra fede. Discreti e raccolti vorremmo essere spettatori di tali eventi, non impegnarci troppo in essi: non abbiamo tempo né troppe forze a nostra disposizione. Ci accorgiamo però che è un’impresa ardua rimanere sulla soglia: i misteri pasquali ci attirano a sé semplicemente per il fatto che Cristo non li ha vissuti per lui soltanto o per “altri”, ma per ciascuno di noi; per ognuno che si sente chiamato, senza apparente ragione, a divenire discepolo.

Eppure stare sulla soglia a volte è proficuo. Da lì, se si osserva in maniera profonda, attenta, si vedono cose e situazioni e si comprendono messaggi che, stando dentro, talvolta sfuggono o si danno per scontati. Un aspetto non esclude l’altro: la saggezza probabilmente abita nell’abituarsi a leggere, con sguardo più ampio, il particolare, concreto e visibile, che viviamo ogni giorno.

Per il discepolo il Mistero celato e svelato dai giorni santi è il punto d’osservazione più opportuno e insieme il terreno più propizio su cui camminare per stare dietro al Maestro, non altrove. Perdersi, senza accorgersene, non è poi così difficile. Il percorrere inavvertitamente una via diversa rispetto a quella su cui cammina Gesù può essere una tentazione subdola e ingannevole. In fondo per mantenere la rotta giusta occorre solamente un pezzo di pane e il silenzio.

Il segno semplice e comprensibile custodito nel Giovedì santo e che illumina gli altri giorni fino a Pasqua, passando dalla passione, è quello del PANE SPEZZATO “prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro” (Mc14,22). E’ un gesto familiare e quotidiano che Gesù compie nell’imminenza della sua passione e risurrezione in maniera nuova: diventa segno della Sua presenza e della Sua volontà. Sorgente e Meta per ogni discepolo. Memoriale della Sua morte e Risurrezione. Il gesto di «spezzare il pane» rappresenta l’icona, il segno di riconoscimento di Cristo e dei cristiani. Con Lui e come Lui si è chiamati a “spezzare” tra noi e per tutti il dono ricevuto: il tempo, le energie, le possibilità, la fede. Di esempi ne abbiamo diversi: chi spezza il cuore per far crescere i figli; chi si spezza per sostenere la dignità dei più bisognosi; chi si adopera per riconciliare e costudire l’umanità delle relazioni; chi si consuma in pazienza per regalare amore alle persone anziane e sole; chi si fa in quattro per dare una mano a tutti. Il punto di partenza sono i cinque pani e i due pesci che un ragazzo, trovato da Andrea apostolo, consegnò a Gesù per sfamare le folle (Gv6,9). Non fermiamoci: il mondo ha sempre bisogno per vivere di chi continua a spezzare il pane dell’amore. Questa è la via.

Un secondo segno è custodito nel primo giorno del triduo: il SILENZIO. Mentre si celebra l’Eucaristia nel cenacolo, mentre il Signore parla ai suoi con parole definitive e per certi versi incomprensibili, mentre il pane e il vino benedetti vengono condivisi in estremo raccoglimento, si è avvolti nel mistero del silenzio. Davanti al mistero anzitutto si tace, si contempla la Presenza, ci si disarma. Il nostro mondo in quel momento si ferma: perché il cuore del mondo è lì. Abbiamo tutti bisogno di questo silenzio per poter valorizzare la forza della nostra anima e il nostro spirito; perché le nostre assemblee sappiano fare spazio alla presenza di Dio, evitando di celebrare se stesse; perché non ci si illuda che sia sufficiente moltiplicare le parole per attirare all’esperienza di Dio; per rinunciare a chiudersi in una lotta quotidiana del vivere senza amore e perdono. Ne ha bisogno l’uomo che spesso non sa tacere per paura di incontrare se stesso, di svelarsi, di sentire il vuoto che si fa domanda di significato. Tutti, abbiamo bisogno di imparare un silenzio che permetta all’Altro di parlare, quando e come vorrà, e a noi di comprendere la Parola che si fa pane spezzato.

Sulla soglia del Mistero pasquale siamo fortemente invitati a rimettere al centro Chi deve stare al centro per poi partire, senza esitazione, nel portare un pezzo di pane a questa umanità sempre amata da Dio.

                            Insieme ai confratelli e alle religiose che vivono nella nostra Comunità pastorale, Vi auguro una BUONA E SANTA PASQUA

                                                                                                          don Adriano