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L’ANGELO DEL SIGNORE

 

 

L’ANGELO DEL SIGNORE

…portò l’Annuncio…….

 

Nella classifica dei nomi più alla moda soltanto Gabriele occupa una posizione sufficientemente dignitosa. I suoi due compagni di scuderia invece nemmeno sono menzionati e rischiano di assistere allo smarrimento del proprio nome tra la montagna di cose che il tempo consuma e la memoria umana dimentica. Non si offendano Michele e Raffaele anch’essi tra i setti angeli che stanno al cospetto di Dio: ma Gabriele appare come l’angelo gentile e di buon augurio. E di amabilità e positività oggi ce né un gran bisogno.

Per la verità Michele il suo servizio di difensore e di guerriero contro il Dragone del male lo svolge con pieno merito e in modo fiero (Ap12,7ss); così come Raffaele non si tira mai indietro quando occorre custodire e proteggere dalle malattie del peccato e della morte la salute dei poveri e dei benedetti di Dio (Tb 3,16ss). Gli Angeli riempiono le pagine della Bibbia, del Vecchio e del Nuovo Testamento; gli Angeli, fedeli adoratori e servi di Dio, riempiono la storia degli uomini con la loro presenza e i loro messaggi divini: autentici inni alla vita e alla speranza, richiami forti alla verità e alla giustizia, che ci aiutano a non soccombere nelle tenebre dello scoraggiamento e dello smarrimento. Non per nulla la lunga tradizione di fede della chiesa ci ha affidato una preghiera la cui autenticità ancor oggi conforta l’animo: “Angelo di Dio che sei il mio custode illumina, custodisci, reggi e governa me che ti fui affidato dalla Pietà celeste…”.

L’angelo Gabriele, forse il più conosciuto dalla cultura popolare, reca con sé il dono della vita nuova, la promessa che la parola di Dio non viene meno lungo la storia e che il tempo per l’uomo è ancora una culla di vita «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio” (Lc1,19). A Zaccaria e a sua moglie, che “non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni”, Gabriele annuncia la nascita di Giovanni Battista (Lc1,7); a Maria, la vergine prescelta da Dio, l’angelo si rivolge con queste parole: “rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te; Non temere perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.” (Lc1,28-31). Gli angeli di Dio ci accompagnano: non li vediamo se li cerchiamo; li scorgiamo se, da semplici, osserviamo con gli occhi del cuore la nostra quotidiana realtà. Ai pastori di Betlemme che vigilavano i loro greggi “un angelo del Signore si presentò davanti a loro dicendo: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia: oggi vi è nato un salvatore, che è il Cristo Signore».

Gli angeli di Dio ci vogliono bene e ci regalano motivi di gioia e benedizione dentro un’esistenza che talvolta avvertiamo solo come fatica e sacrificio, indifferenza e solitudine. L’ avvicinarsi di questo nuovo Natale ha risvegliato in me il desiderio di “vedere” gli angeli, di cogliere i segni della loro presenza accanto a noi. Sono dono di Dio per noi: sono aiuto, sostegno, protezione; sono così leggiadri e discreti nella vita di ogni giorno che quando ci è data la grazia di incontrarli rimaniamo come stupefatti; così instancabili nel cantare le lodi di Dio e così costanti nel seguirci anche nei nostri sentieri svirgolati che non li meriteremmo. Eppure Dio ci ama…e affida ciascuno a ognuno di loro. Accorgersi della presenza degli angeli è comprendere che Dio ci sta tenendo per mano. E’ la mano di un parente che stringe chi si è fatto anziano; la mano di una madre che accompagna i primi passi del proprio figlio; quella di un uomo e di una donna che tenendosi forte si infondono coraggio all’alba di un tempo di prova; quella di chi si fa prossimo verso il malcapitato; quella di chi cerca un gesto di pace; quella di chi benedice e non punta il dito; quella di chi dona carezze che non sono meritate; quella di chi stringe in un abbraccio confortevole chi si sente scoraggiato.

Il dono di Natale che vorrei chiedere dunque lo formulo così: che io abbia uno sguardo contemplativo sulle persone e sulla realtà in modo che possa intravvedere ciò che sta “oltre”; che con gli occhi della fede possa essere grato a Dio per gli angeli, l’angelo che mi custodisce, gli angeli che dentro la corsa frenetica del tempo e delle situazioni portano lieti annunci nella vita degli uomini.

“La grazia sia con voi e pace da Colui che è, che era e che viene, dai Sette Spiriti che stanno davanti al suo trono.” (Ap. 1, 4). A nome dei sacerdoti e delle religiose, auguro un Natale di fede e di speranza.

                                                                              Don Adriano