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ARRIVA MARIO….

 

ARRIVA MARIO…….

Ricordi di un adolescente…del suo Arcivescovo

La A 112 aveva sempre bisogno di un po’ di riscaldamento prima di partire. Che fosse autunno, inverno o primavera il motore di quell’auto esigeva una pausa di preparazione prima di iniziare il suo lavoro, altrimenti il rifiuto di mettersi in moto era perentorio. Una domenica al mese, dal Seminario di Seveso al Collegio A. Volta di Lecco, trasportava due ragazzi appena adolescenti e un giovane prete trentenne. Il tempo del tragitto non era mai identico: dipendeva dal fatto se don Mario alla partenza si fosse travestito da Niki Lauda o da Alain Prost. Beh, non cambiava granché di fatto. Io e il compagno di seminario usavamo quel tempo in auto per mettere a punto la domenica di animazione per i ragazzi degli incontri vocazionali: andavamo a caccia di possibili futuri preti! Don Mario ascoltava e guidava; qualche volta interveniva per chiedere chiarimenti. A lui nella giornata al collegio spettava la parte del prete: la riflessione e la celebrazione della messa. In realtà si ritagliava anche quella dell’animatore: ogni tanto, all’improvviso, in mezzo ai ragazzi alzava la voce e urlava a squarciagola guardando la cima degli alberi o la punta alta dei pali della luce. Noi con il naso all’insù, cercando di intuire dove fosse la causa di tanto clamore, cercavamo di capire con chi ce l’avesse…ma niente. Faceva il suo discorsetto e poi barbottando se ne andava come se nulla fosse: noi rimanevamo lì impalati e guardandoci non osavamo confidarci se stessimo pensando che fosse matto o avesse qualche dote paranormale che gli permetteva di comunicare con il mondo surreale. Uno spirito coesivo e di mistero lo produceva anche nelle riflessioni: storie e racconti da lui composti che avevano la magica capacità di ipnotizzare i suoi interlocutori lasciandoli a bocca aperta con la flebile speranza che i racconti non finissero mai. Già da allora la preghiera per lui era profondo raccoglimento e spazio contemplativo: si estraniava e diventava semplicemente serio. Don Mario insegnava lettere antiche in seminario, prevalentemente il greco. Poiché io non ero molto portato per la lingua dei dotti e degli antichi filosofi, mi dilettavo perlopiù ad evitare i gessetti (quelli bianchi che si usavano per scrivere sulle lavagne nere e che lasciavano le mani impastate e in balia di fastidiosi pruriti) che lanciava dalla pedana ai suoi alunni ogni qualvolta che, nella lettura della lingua madre, si sbagliava la pronuncia degli accenti. Ero portato invece a giocare a calcio e non nascondo che mi prendeva un moto di fierezza quando vedevo il mio insegnante di greco calpestare i campi di calcio: dalle sue movenze mi sembrava uno appena uscito dalle vignette delle Sturmtruppen, solamente un po’ più agile e veloce di come si possono immaginare i protagonisti delle strisce disegnate. Don Mario è stato uno dei miei primi educatori e l’ho sempre incontrato poi nel mio cammino: da insegnate è diventato rettore dei Seminari, poi vicario episcopale, poi vicario generale della diocesi. Non appare e non disturba, ma c’è; nel parlare è ironico e nel contempo fermo e deciso. Io sono diventato adulto…lui è un po’ invecchiato. Papa Francesco poco tempo fa gli ha dato in mano le chiavi della diocesi di Milano: un bel fidarsi. Ho pregato e prego per lui, per questa sua grande responsabilità. Vi confesso che sono preoccupato: non mi stupirei di vederlo un giorno lanciare gessetti dalla cattedra di S. Ambrogio o intrattenersi con il megafono in una chiacchierata pubblica con la madonnina in cima al duomo; non mi stupirei di sentirlo raccontare, da Arcivescovo, fiabe o filastrocche per bambini, no; mi stupirei invece di trovarlo senza preavviso in Comunità, nelle nostre parrocchie, e chiederci di pregare con lui l’Ave Maria o l’Angelo di Dio, il Padre Nostro o l’Eterno riposo e so che presterebbe attenzione….. a come preghiamo. La fede è dei piccoli e dire bene le semplici preghiere della fede lascia intuire la presenza di una fede grande, di una familiare confidenza con Dio: don Mario guarda all’essenziale.                               Caro Arcivescovo non ho voluto con questo scritto mancarle di rispetto ma ho cercato di spiegare a chi legge che il Vescovo Mario è un prete simile a quelli che nella nostra storia ricordiamo con affetto e gratitudine. Per volontà di Qualcuno ora lei è divenuto guida e riferimento per tutti noi che abitiamo in terra ambrosiana: preghiamo per lei e con lei cercheremo di ascoltare e compiere la parola del Signore nella nostra vita e nella nostra chiesa. Un abbraccio carico di rispetto e di affetto.

                                                                                                                              don Adriano