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1332 …..Discernimento di numeri sapienziali…

1332
Discernimento di numeri sapienziali…

1332. E’ un numero. Messo lì così si presta a molteplici interpretazioni.
Può indicare l’anno esatto di un periodo storico, la pagina di un libro voluminoso, il prezzo di qualche articolo da acquistare; oppure rimanda allo stipendio di fine mese, al numero del treno da prendere, alla poltroncina del palazzetto dello sport; può essere anche il modello di uno speciale dispositivo elettronico o la somma dei pezzi che compongono un puzzle irregolare. 1332…che diventa 2664 e 3996 e poi 5328 e poi ancora 6660 e 7992 e sempre di più verso un incremento calcolabile ma mai definito.
Come il movimento dei piedi nella danza e nel ballo o come unità di misura di lunghezza usata in tempi remoti il passo indica azione, movimento; è il germe di un’iniziativa volta ad uno scopo che si intravvede ma non è ancora compiuto.
I passi che noi facciamo e quelli che seguiamo tessono trame che ci formano, ci plasmano; rivelano e raccontano noi stessi che ci lasciamo portare dai passi di orme o dai passi del cuore dentro gli stretti sentieri del nostro vivere. Passo dopo passo entriamo sempre più nella vita.
1332 è il numero familiare che indica i miei passi. Sono un frammento di giornata di fine settimana. Uno spicchio di passi nella catena invisibile che si va costruendo con l’andirivieni di ciascun mio movimento. E’ il numero che precede la benedizione del pane e del vino quando la gente convocata per la messa aspetta che da una chiesa raggiunga l’altra.
Ogni volta che cammino collegando con il filo della mia presenza la chiesa di S. Teresa con quella d S. Basilio io compio 1332 passi. Idem al ritorno.
Il numero non è preciso ovviamente ma raggiunge quasi la perfezione del tragitto compiuto. Mi piace pensare che i passi che pongo sono per Gesù e per la Comunità. Vado all’Eucaristia perché Lui mi chiama; perché la gente mi chiama. Ci sono passi che ci portano al lavoro, alle faccende domestiche, alla cura delle relazioni, allo svolgimento dei doveri, ai nostri hobby, all’assistenza di chi ha bisogno, ai nostri piaceri e… ci sono passi che ci portano da Lui.
In realtà dovremmo dire, da discepoli, che i passi li poniamo con Lui.
Come Gesù compiamo passi lungo la via della vita che a volte è un semplice attraversamento fatto di incontri e soste “Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando…”(Lc 19); altre si presenta a noi con situazioni che ci costringono e obbligano, nello smarrimento istintivo di noi stessi, a spogliarci dell’ autonomia e della libertà di muoverci “quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi» (Gv 21,18); “allora i soldati lo condussero dentro il cortile….lo vestirono di porpora….lo spogliarono….lo crocifissero….” (Mc 15, 16-24); e altre ancora la vita ci introduce nelle stanze della fede e della speranza “Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. (…) Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra. (…) Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” (Gv 20,4.6.8).
I passi che facciamo e i passi che seguiamo sono accompagnati, senza che ce ne accorgiamo, dall’impronta di Gesù perché Lui cammina con noi.
Custodire la consapevolezza che il tragitto dell’esistenza è un camminare con Lui verso Lui, ci fa bene.
Impariamo così ad alzare lo sguardo e a vedere orizzonti più ampi invece di tenerlo ancorato nelle nebbie delle nostre questioni che ci sembrano un assoluto invalicabile; nei momenti di maggior fatica, dove dolore e tristezza ci assediano il cuore, ci accorgiamo di essere consolati; scopriamo che il punto di osservazione migliore sulle persone e sulle cose è quello che Dio stesso ha già occupato, la misericordia; ci sorprendiamo di quanto camminiamo leggeri nelle nostre giornate se prima di considerare gli affanni e le lamentele che questi producono, ci regaliamo un sorriso di gratitudine e riconoscenza; scopriamo che, alla fine, ciò che è prezioso nella nostra vita sono i passi, l’andare in compagnia, il non sentirsi soli “Io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt28,20).
E’ sempre più difficile in questa società che ci siamo costruiti vivere insieme. Ognuno percorre i binari, a volte interminabili, delle faccende o delle sorprese della propria vita. Si arriva a sera con il respiro corto. Il tempo fugge ed è sempre poco. Le occasione di incontro diventano un impegno in più e si declinano. In questa centrifuga esistenziale ci è difficile perfino avvertire la Sua presenza, custodire l’Incontro. Eppure ci è necessario. Ne va della nostra fede, del nostro credere la Vita come dono da accogliere, custodire e condividere.
Tra poco celebriamo la Pasqua. Gesù è risorto ed è vivo!
Quest’affermazione a volte la sentiamo distante, ripetitiva, tradizionale, che non parla più di tanto alle nostre esistenze.
Provate a percorrere i vostri 1332 passi custodendo il senso della Sua Presenza che vi chiama e che vi accompagna: arriverete, là dove siete diretti, con le scarpe consumate, senza accorgervi. Lui ha camminato con Voi; vi ha addirittura sollevato!
Insieme a tutti i sacerdoti e le religiose che vivono nella Comunità Pastorale vi auguro
Buona Pasqua 2016 !!
….anche questo numero indica qualcosa…..
d. Adriano